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protesta contro l'Expo in Piazza Cadorna a Milano

Expo 2015 –ha vinto il cemento, non Milano

L’assegnazione dell’Expo 2015 a Milano non è una vittoria, ma una sconfitta: è il via libera alla cementificazione accelerata del nostro territorio in nome della crescita economica e del profitto di pochi. Vince così il peggior modello di società che ci si possa immaginare, fatto di capannoni e svincoli autostradali, di consumismo e lavoro precario.  

Domenica scorsa è stata trionfalmente inaugurata la bretella autostradale dalla Malpensa a Magenta. E’ stata approvata la Pedemontana. Avanza la TAV. Si progettano grattacieli ovunque nell’area del milanese. Con il pretesto dell’Expo si moltiplicherà questo assalto alle aree verdi e agricole: ci diranno che le autostrade non bastano, che la Malpensa è troppo piccola, che servono alberghi e poli logistici. Il tutto rigorosamente dipinto di verde decorativo, reso “ecologico” da pannelli solari e qualche metro di pista ciclabile dipinto sui marciapiedi.

E’ dell’Expo come celebrazione del modello consumistico occidentale che si occuperanno gli amministratori di Regione, Provincia e Comune nei prossimi 7 anni, non delle reali necessità di chi vive in questa area già oggi pesantemente inquinata e intasata.


Proprio in questi giorni sono a Milano gli ispettori del BIE, l’organo internazionale che deciderà se assegnare l’Expo a Milano o alla sua concorrente, la città turca di Smirne.

La candidatura di Milano ad ospitare l’evento del 2015 è per noi un grosso errore ed un grave problema democratico, ambientale ed economico. Se Milano avrà l’Expo, la qualità della vita dei suoi abitanti e la condizione dell’ambiente di un vasto territorio peggioreranno. Non sarà l’Expo a risolvere i problemi della città. Non saranno i milanesi ad avere benefici dall’Expo.

Ancora una volta grandi opere vengono imposte ai territori e alla popolazione, senza chiedere nulla ai milioni di uomini e donne che per sempre subiranno scelte che vanno a beneficio di pochi. L’Expo sarà l’occasione per attirare e spartire decine di miliardi di euro e consolidare il sistema affaristico e di potere che sta coprendo Milano e provincia di quartieri esclusivi, centri commerciali, autostrade e operazioni immobiliari poco trasparenti.

I promotori dell’evento sostengono che si creeranno 65.000 posti di lavoro. Peccato che nella stragrande maggioranza saranno a termine, precari e subappaltati.

Per questo e tanti altri motivi, diciamo NO a questo progetto e contribuiremo ad una mobilitazione forte e diffusa, sperando di salvare la nostra città.

 
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